19/07/08

Paolo Borsellino nasce il 19/01/1940 in un quartiere Borghese di Palermo: la Magione.Nel 1963 riesce a passare il concorso in magistratura e nel 1975 viene trasferito a Palermo dove lavora sotto la guida di Rocco Chinnici. In seguito Borsellino,Falcone amico d’infanzia,Chinnici e Basile si forma il pool di magistrati. Si intravede e, lentamente, si instaura un legame comunitario tra i giudici che appartengono al pool. E’ nei giovani la forza su cui contare per cambiare la mentalità della gente e i magistrati lo sanno. Vogliono scuotere le coscienze e sentire intorno a sé la stima della gente. Sia Falcone sia Borsellino hanno sempre cercato la gente. Borsellino comincia a promuovere e a partecipare ai dibattiti nelle scuole, parla ai giovani nelle feste giovanili di piazza, alle tavole rotonde per spiegare e per sconfiggere una volta per sempre la cultura mafiosa. Fino alla fine della sua vita Borsellino, nel tempo che gli rimane dopo il lavoro, cercherà di incontrare i giovani, di comunicargli questi nuovi sentimenti e di renderli protagonisti della lotta alla mafia. Parallelamente continua il lavoro nel pool. Questa squadra funziona bene, ma si comprende che per sconfiggere la mafia il pool, da solo, non è sufficiente. Si chiede la promozione di pool di giudici inquirenti, coordinati tra loro ed in continuo contatto, il potenziamento della polizia giudiziaria, l’istituzione di nuove regole per la scelta dei giudici popolari e di controlli bancari per rintracciare i capitali mafiosi. I magistrati del pool pretendono l’intervento dello stato perché si rendono conto che il loro lavoro, da solo, non basta. Borsellino lavora senza sosta, firma provvedimenti, indaga, ascolta con dedizione e responsabilità. Per questo Chinnici scrive una lettera al presidente del tribunale di Palermo per sollecitare un encomio nei confronti suoi e di Giovanni Falcone, importante per eventuali incarichi direttivi futuri. A proposito di Borsellino così scrive Chinnici: ” Magistrato degno di ammirazione, dotato di raro intuito, di eccezionale coraggio, di non comune senso di responsabilità, oggetto di gravi minacce, ha condotto a termine l’istruzione di procedimenti a carico di pericolose associazioni a delinquere di stampo mafioso”. L’encomio richiesto, non è mai arrivato. Poi il dramma. Il 4 agosto 1983 viene ucciso il giudice Rocco Chinnici con un’autobomba. Borsellino è distrutto dopo Basile anche Chinnici viene strappato alla vita e il vuoto si fa sentire molto. Ancora la moglie di Borsellino racconta il legame di Borsellino con Chinnici: “Con Rocco, mio marito ha un rapporto di amicizia e di fiducia intensa e reciproca. Una collaborazione durata tanti anni, fondata sulla massima intesa…per Paolo la sua uccisione è un altro dolore atroce…”. Il “capo” del pool, il punto di riferimento, viene a mancare e si ha l’impressione che la mafia, questa entità che tutto vede e tutto osserva, abbia ben compreso lo spirito ed il nuovo modo di lavorare dei giudici siciliani. Borsellino con molta preoccupazione commenta: “La mafia ha capito tutto: è Chinnici la testa che dirige il Pool”. A sostituire Chinnici arriva a Palermo il giudice Caponnetto e il pool, sempre più affiatato continua nell’incessante lavoro raggiungendo i primi risultati: “Sentiamo la gente fare il tifo per noi”. Il Pool non vuole sentirsi solo, cerca lo Stato e i cittadini, vuole una mobilitazione generale contro la mafia. Nel 1984 viene arrestato Vito Ciancimino e si pente Buscetta, Borsellino sottolinea in ogni momento il ruolo fondamentale dei pentiti nelle indagini e nella preparazione dei processi. Comincia la preparazione del Maxiprocesso e viene ucciso il commissario Beppe Montana . Ancora sangue, per fermare le persone più importanti nelle indagini sulla mafia e l’elenco dei morti è destinato ad aumentare. Il clima è terribile Falcone e Borsellino vengono immediatamente trasferiti all’Asinara per concludere le memorie, predisporre gli atti senza correre ulteriori rischi. All’inizio del maxiprocesso l’opinione pubblica inizia a criticare i magistrati, le scorte e il ruolo che si sono costruiti. Paolo Borsellino chiede il trasferimento alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Marsala per ricoprire l’incarico di Procuratore Capo. Il Consiglio Superiore della Magistratura, con una decisione storica e non priva di strascichi polemici – si veda l’articolo di Leonardo Sciascia sui “Professionisti dell’ antimafia” – accoglie la relativa istanza sulla base dei soli meriti professionali e dell’esperienza acquisita da Paolo Borsellino negando per la prima volta validità assoluta al criterio dell’anzianità. Sicché il 19.12.1986 Paolo Borsellino prende servizio a Marsala dove per cinque anni guiderà una delle Procure più impegnate sul fronte della lotta alla criminalità organizzata. Al centro (Palermo) Falcone e a Marsala Borsellino in modo da scoprire tutti i collegamenti esistenti tra la mafia di Palermo e quella della provincia. Nel corso di questo quinquennio, denso di scottanti inchieste giudiziarie e numerose soddisfazioni personali, Paolo Borsellino è dapprima nominato Segretario provinciale della corrente di Magistratura Indipendente, e, successivamente, Presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Magistrati. Vive in un appartamento nella caserma dei carabinieri per risparmiare gli uomini della scorta. In suo aiuto arriva Diego Cavaliero, magistrato di prima nomina, lavorano tanto e con passione. Sempre fianco a fianco, Borsellino è un esempio per il giovane, non si risparmia mai. Teme che la conclusione del maxiprocesso attenui l’attenzione sulla lotta alla mafia, che il clima scemi e si torni alla normalità. Per questo Borsellino cerca la presenza dello Stato, incita la società civile a continuare le mobilitazioni per tenere desta l’attenzione sulla mafia e frenare chi pensa di poter piano piano ritornare alla normalità. Invece, il clima comincia a cambiare. Il fronte unico che aveva portato a grandi vittorie della magistratura siciliana e che aveva visto l’opinione pubblica avvicinarsi agli uomini in prima linea e stringersi intorno a loro, comincia a cedere. Nel 1987 Caponnetto è costretto a lasciare la guida del Pool a causa di motivi di salute. Tutti a Palermo aspettavano la nomina di Falcone al suo posto, anche Borsellino è ottimista. Presto, però, si rende conto che il CSM (Consiglio superiore della magistratura) non è dello stesso parere e si diffonde il terrore di veder distruggere il Pool. Borsellino scende in campo e comincia una vera e propria guerra, parla ovunque e racconta cosa stia accadendo alla procura di Palermo; sui giornali, in televisione nei convegni, continua a lanciare l’allarme. A causa delle sue dichiarazioni Borsellino rischia il provvedimento disciplinare. Solo Cossiga, Presidente della Repubblica, interviene in suo appoggio chiedendo di indagare sulle dichiarazioni del magistrato per accertare cosa stesse accadendo nel palazzo di giustizia di Palermo. Il 31 luglio il CSM convoca Borsellino che rinnova le accuse e le sue perplessità. Il 14 settembre si pronuncia il CSM Falcone perde e Antonino Meli, per anzianità, prende il posto che doveva essere suo. Paolo Borsellino viene riabilitato, torna a Marsala e riprende a capofitto a lavorare. Nuovi magistrati arrivano a dargli una mano, giovani e, a volte di prima nomina. Il suo modo di fare, il suo carisma ed i suo impegno in prima linea li contagiano; lo affiancano con lo stesso fervore e con lo stesso coraggio nelle indagini su fatti di mafia. Cominciano a parlare i pentiti e le indagini su connessioni tra mafia e politica a prendere forma. Borsellino è convinto che per sconfiggere la mafia i pentiti abbiano un ruolo fondamentale. Anche i giudici, però, dovranno essere attenti, controllare e ricontrollare ogni dichiarazione, ricercare i riscontri ed intervenire solo quando ogni fatto possa essere provato. E’ un’opera lunga ma i risultati non tarderanno ad arrivare. Da questo momento gli attacchi a Borsellino diventano forti ed incessanti. Le indiscrezioni su Falcone e Borsellino sono ormai quotidiane; si parla di candidature alla Camera o alla carica di Sindaco. I due magistrati smentiscono ogni cosa. Comincia, intanto, il dibattito sull’istituzione della Superprocura e su chi porre a capo del nuovo organismo. Falcone, intanto, va a Roma come direttore degli affari penali e preme per l’istituzione della Superprocura. A Palermo era stato isolato, i magistrati del vecchio Pool vengono ormai assediati all’interno e all’esterno del Palazzo di giustizia. Per questo si sente la necessità di coinvolgere le più alte cariche dello stato nella lotta alla mafia. La magistratura da sola non può farcela, con Falcone a Roma si sente di avere un appoggio in più, Borsellino decide di tornare a Palermo, lo seguono il sostituto Ingroia e il maresciallo Canale. E’ in prima fila e tenta di ricostruire quel clima che, ai tempi del Pool, aveva permesso di raggiungere grossi risultati. Così, maturati i requisiti per essere dichiarato idoneo alle funzioni direttive superiori – sia requirenti che giudicanti – Paolo Borsellino, pur rimanendo applicato alla Procura della Repubblica di Marsala chiede e ottiene di essere trasferito alla Procura della Repubblica di Palermo con funzioni di Procuratore Aggiunto. Grazie alle sue indiscusse capacità investigative, una volta insediatesi presso la Procura di Palermo in data 11.12.1991 è delegato al coordinamento dell’attività dei Sostituti facenti parte della Direzione Distrettuale Antimafia. I Magistrati, con l’arrivo di Borsellino trovano nuova fiducia. A Borsellino vengono tolte le indagini sulla mafia di Palermo dal procuratore Giammanco, e gli vengono assegnate quelle di Agrigento e Trapani. Ricomincia a lavorare con l’impegno e la dedizione di sempre. Nuovi pentiti, nuove rivelazioni confermano il legame tra la mafia e la politica, riprendono gli attacchi al magistrato e lo sconforto ogni tanto si manifesta. In una dichiarazione si può riassumere lo stato d’animo di Borsellino in quel momento: “Un pentito è credibile solo se si trovano i riscontri alle sue dichiarazioni. Se non ci sono gli elementi di prova, la sua confessione non vale nulla. E’ la legge che lo dice…e io sono un giudice che questa legge deve applicarla. I rapporti tra mafia e politica? Sono convinto che ci siano. E ne sono convinto non per gli esempi processuali, che sono pochissimi, ma per un assunto logico: è l’essenza stessa della mafia che costringe l’organizzazione a cercare il contatto con il mondo politico. …è maturata nello stato e nei politici la volontà di recidere questi legami con la mafia? A questa volontà del mondo politico non ho mai creduto“. Con questa consapevolezza il giudice, invece di scoraggiarsi, si immerge nel lavoro con ancora più convinzione, come se la sconfitta della mafia dipendesse solo dal suo operato e quello dei magistrati che lo circondano. Intanto a Roma viene finalmente istituita la superprocura e vengono aperte le candidature; Falcone è il numero uno ma, anche questa volta, sa che non sarà facile. Borsellino lo sostiene a spada tratta sebbene non fosse d’accordo sulla sua partenza da Palermo. Il suo impegno aumenta quando viene resa nota la candidatura di Cordova. Borsellino esce allo scoperto, parla, dichiara, si muove: è di nuovo in prima linea. I due magistrati lottano uno a fianco all’altro, temono che la superprocura possa divenire un arma pericolosa se in possesso di magistrati che non conoscono la mafia siciliana. Nel Maggio 1992 finalmente Falcone raggiunge i numeri necessari per vincere l’elezione a superprocuratore. Borsellino e Falcone esultano, ma il giorno dopo Falcone viene ucciso insieme alla moglie, a Capaci; la mafia sa che in quel posto il giudice Falcone era troppo pericoloso. Borsellino soffre molto, il legame che ha con Falcone è speciale e lui è morto tra le sue braccia. Tutti i momenti trascorsi insieme, da quelli più belli a quelli più brutti, gli tornano alla mente. Dalle prime indagini nel pool, alle serate insieme, alle battute per sdrammatizzare, ai momenti di lotta più dura quando insieme sembravano “intoccabili”, al periodo forzato all’Asinara fino al distacco per Roma. Una vita speciale, quella dei due amici-magistrati, densa di passione e di amore per la propria terra. Due caratteri diversi, complementari tra loro, uno un po’ più razionale l’altro più passionale, entrambi con un carisma, una forza d’animo ed uno spirito di abnegazione esemplari. Gli viene offerto di prendere il posto di Falcone nella candidatura alla superprocura, ma Borsellino rifiuta, sebbene sia consapevole che quella sia l’unica maniera che ha per condurre in prima persona le indagini sulla strage di Capaci. Così risponde al Ministro: “…La scomparsa di Falcone mi ha reso destinatario di un dolore che mi impedisce di rendermi beneficiario di effetti comunque riconducibili a tale luttuoso evento….”. Resta a Palermo, nella procura dei veleni per continuare la lotta alla mafia, diventando sempre più consapevole che qualcosa si è rotto, che il suo momento è vicino. Ad un mese dalla morte dell’Amico Falcone, tra le fiaccole e con molta emozione parla di lui, cerca di raccontarlo: “Perché non è fuggito, perché ha accettato questa tremenda situazione….per amore. La sua vita è stata un atto d’amore verso questa città, verso questa terra che lo ha generato. Perché se l’amore è soprattutto ed essenzialmente dare, per lui, amare Palermo e la sua gente ha avuto e ha il significato di dare a questa terra qualcosa, tutto ciò che era possibile dare delle nostre forze morali, intellettuali e professionali per rendere migliore questa città e la patria a cui essa appartiene. ..Sono morti tutti per noi, per gli ingiusti, abbiamo un grande debito verso di loro e dobbiamo pagarlo, continuando la loro opera…dimostrando a noi stessi e al mondo che Falcone è vivo”. Vuole collaborare alle indagini sull’attentato di Capaci di competenza della procura di Caltanissetta. Le indagini proseguono, i pentiti aumentano e il giudice cerca di sentirne il più possibile. Arriva la volta dei pentiti Messina e Mutolo, ormai Cosa Nostra comincia ad avere sembianze conosciute. Spesso i pentiti hanno chiesto di palare con Falcone o con Borsellino perché sapevano di potersi fidare, perché ne conoscevano le qualità morali e l’intuito investigativo. Continua a lottare per poter avere la delega per ascoltare il pentito Mutolo. Insiste e alla fine il 19 luglio 1992 alle 7 di mattina Giammanco gli comunica telefonicamente che finalmente avrà quella delega e potrà ascoltare Mutolo. Lo stesso giorno Borsellino va nella casa del mare, a Villagrazia, con la scorta. Si distende, va in barca con uno dei pochi amici rimasti. Dopo pranzo torna a Palermo per accompagnare la mamma dal medico e con l’esplosione dell’autobomba sotto la casa, in via D’Amelio, muore con tutta la scorta. E’ il 19 luglio del 1992.

GRAZIE…

Sono passati 16 anni dalla scomparsa del giudice Paolo Borsellino,ma il suo ricordo,il suo sacrificio resta vivo nella mente di tutti gli italiani:dai più piccoli ai più grandi. È terminata questa mattina alle 6 la veglia in ricordo della strage di via D’Amelio,erano presenti il Presidente del Senato Schifani e i ministri Ignazio La Russa e Angelino Alfano. La sorella Rita dice: “E’ importante che in momenti come quello di questa sera si sia in tanti. Non siamo qui per consolarci né per prenderci in giro. Chi è qui vuole impegnarsi mettendo la propria faccia. Gridiamo a gran voce la nostra voglia di verita.” Ed ha aggiunto: “non è più il tempo del solo ricordo e dei minuti di silenzio, ma quello di gridare con forza, perché vogliamo verità e giustizia sperando che la magistratura possa svolgere il proprio lavoro senza essere uccisa o crocefissa ogni giorno.” Come ha detto lo stesso Napolitano,dobbiamo ricordare tutti coloro che hanno pagato con la vita i servigi resi alle Istituzioni. Lui,come Falcone,Giovanni Impastato,Basile,Chinnici e tanti altri sono i veri Eroi del nostro tempo e soltanto loro dobbiamo ringraziare per il loro lavoro e continuare a diffondere la giustizia per far risollevare la società da questo periodaccio che ci affligge tutti. Napolitano aggiunge in un messaggio inviato alla moglie del giudice: “Rinnovare anno dopo anno il ricordo di Paolo Borsellino e della sua scorta,costituisce il doveroso riconoscimento che il Paese tributa al dramma da voi vissuto e al coraggio con il quale avete saputo affrontarlo nei lunghi anni trascorsi. Il dolore e lo sgomento per la strage di via D’Amelio restano vivi nella memoria di tutti. La inaudita violenza con cui si colpì un magistrato esemplare, costantemente impegnato nel contrasto alla criminalità organizzata suscitò nel Paese – già segnato dal barbaro attentato di Capaci – una condivisa stagione di lotta contro la brutale spirale mafiosa”.

Il simbolo del Paese

Tanto tempo fa esisteva un paese in cui la gente si aiutava a vicenda,dove la violenza,l’illegalità anche se c’erano non si notavano così tanto perché la gente aveva Cuore;ora è tutto cambiato,non c’è un giorno che al telegiornale si senta una bella notizia. Quello era il Bel Paese,questa è BerluschItalia: è il suo,il loro,non il nostro paese. La sconfitta,il problema più grande non è tanto l’ascesa al potere di Berlusconi,ne la spazzatura di Napoli, ma è la delusione degli Italiani verso la loro Madre Patria;la sfiducia dei giovani,che già a 15 anni vogliono fuggire dal loro paese senza avere il minimo rimorso per chi,almeno questo,dovrebbero essere disposti a morire. L’indifferenza verso i simboli dell’Unità della Nazione: l’Altare della Patria,il Tricolore e l’Inno di Mameli. L’Altare della Patria ,il monumento più bello, è il tempio d’Italia. Nel 1921 nasce l’idea di onorare tutti i caduti della prima guerra mondiale,conflitto conclusosi solamente da tre anni e ricordato come uno degli eventi più drammatici del secolo a causa del numero indecifrabili di vittime,con i resti di un solo combattente anonimo che non è stato mai individuato e non lo sarà mai. L’ispiratore di questa grande idea,accolta entusiasmatamene da tutti,è Giulio Douhet che nell’Agosto del 1920 scrisse sulle pagine del periodico “il Dovere”: “Tutto sopportò e vinse il nostro soldato,perciò al soldato dobbiamo conferire il sommo onore. Quello a cui nessuno dei suoi condottieri può aspirare,neppure nei suoi più folli sogni di ambizione. Nel Pantheon deve trovare la sua degna tomba alla pari del Re e del Genio.” Riguardo al luogo della sepoltura però vi è un’altra proposta:  Alla fine di via del Corso,dal 1910,si erge il Vittoriano,monumento costruito per onorare la figura del primo re d’Italia,Vittorio Emanuele II,padre della Patria. Così sono tutti d’accordo,il soldato ignoto dovrà essere sepolto lì,al centro del primo livello,sotto la Dea Roma e in linea con il Re. Così quando la grande cancellata si abbassa e si sale la lunga scalinata la tomba è subito visibile. Il monumento assume un doppio significato,unendo al ricordo del piccolo re piemontese,la commemorazione dei caduti. Per scegliere la salma da seppellire,viene scelta una donna di Trieste,Maria Bergamas,il cui figlio aveva disertato l’esercito austrungarico per combattere al fianco degli Italiani. Vengono quindi radunate undici salme nella Basilica di Aquileia,la donna passa davanti ad ogni bara,fino a che non si ferma dinanzi ad una,con decisione,senza parlare. La salma viene riposta su un treno diretto da Aquileia fino a Roma. Si ferma in quasi tutte le stazioni che incontra e la scena è sempre la stessa: la gente fa la fila per salire e toccare il feretro perché molti hanno avuto in casa figli o mariti che dalla guerra non sono mai più ritornati. Il trasporto della salma risulta infatti la più grande manifestazione patriottica che l’Italia abbia mai visto e che mai più vedrà per tutto il secolo. Ottocento chilometri tra due ali di gente. Sul quotidiano “ la Tribuna ” si leggerà: “Oseremo dire che,per la prima volta dopo parecchi anni,in quelle sante reliquie,ma soprattutto in quella massa organica di uomini,in quei mille e mille vessilli di una sola fede,il popolo ha sentito vivere una cosa della quale si era quasi scordato o si era ricordato solo per irriderla:ha riconosciuto lo Stato,incredibile a dirsi. Ha applaudito lo Stato.” Il 4 Novembre 1921,celebrazione della Vittoria,ha luogo la sepoltura del milite ignoto. La salma arriva a Roma la sera del 3Novembre,ad attenderla ci sono ufficiali,capi di stato,ma soprattutto tanta gente comune. Il giorno seguente Piazza Venezia è gremita di gente,il cielo e grigio,come per creare l’atmosfera adatta,la bara giunge portata a spalla da soldati decorati con medaglie al valore. Sale la lunga scalinata e viene riposta al centro del primo livello,con la semplice incisione “ignoto militi”,al milite ignoto. Il nostro monumento ha visto passare davanti a se tutta la storia del 20simo secolo,una seconda guerra e poi occupanti e liberatori. È stato vittima delle mode degli anni ’60 che tendevano a stiepidire il senso di appartenenza alla propria terra,ma in seguito con l’entusiasmo del nostro Presidente della Repubblica,Carlo Azeglio Ciampi,il suo vero significato è stato riscoperto e apprezzato e ora nelle domeniche romane gli italiani riempiono i suoi larghi spazi,ordinati ma disinvolti. Perciò verso questo grande monumento non bisogna provare imbarazzo o voglia di retorica,ma solo attenzione verso un bene impalpabile perché questo è un altare molto particolare verso il quale basta provare solo affetto e magari portare anche un fiore.   

 

                                                                                    

Frasi da leggere…

-Prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione che non è ne sicura,ne conveniente,nè popolare:ma bisogna prenderla perchè è giusta.                                                                         M.L.King

-Accettare la società quale essa è,significa praticamente accettarne la decadenza.        M.L.King

-Le nostra vite cominciano a finire il giorno in cui stiamo zitti di fronte alle cose che contano.           M.L.King

-Non ho paura della cattiveria dei malvagi,ma del silenzio degli onesti.                       M.L.King

-Ciò che fa una nazione non è il parlare la stessa lingua,ne l’appartenere alla stessa stirpe etnica,ma l’aver fatto insieme grandi cose nel passato e il volerne fare ancora nell’avvenire.                        Renan

-é meno male non avere leggi che violarne ogni giorno.                                          Ugo Foscolo

-é inutile essere ottimisti se non si è attivi allo stesso tempo.                                   Elsa Triolet

-Gli Italiani hanno voluto fare un’Italia nuova e loro rimanere gli Italiani vecchi di prima,colle loro dappocaggini e le miserie morali che furono le loro rovine;pensano a riformare l’Italia e per riuscirci bisogna prima che si riformino loro.                                                                                                               Massimo D’Azeglio

-Gli uomini passano le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.                                                                                                            Giovanni Falcone

-Non chiedetevi cosa può fare il vostro Paese per voi,ma cosa potete fare voi per il vostro Paese.         J.F.Kennedy

-Quel sistema di far trovare la pappa pronta ai giovani è quello che poi produce gli uomini senza nerbo,senza ripieghi,senza capacità di resistenza contro gli urti del mondo esterno.                        M.D’Azeglio

-Dietro ogni articolo della Costituzione dovete vedere giovani come voi che hanno dato la vita perchè la libertà e la giustizia fossero scritte su questa cara.                                                                Piero Calamandrei

-Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la Costituzione,andata nelle montagne dove caddero i partigiani,nelle carceri dove furono imprigionati,nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la lib ertà e la dignità,andate là,o giovani,col pensiero,perchè li è nata la nostra Costituzione.                                                                                                    Piero Calamandrei

 -Per fare buona politica non c’è bisogno di grandi uomini,ma basta che ci siano persone oneste,che sappiano fare modestamente il loro mestiere. Sono necessarie:la buona fede,la serietà e l’impegno morale. In politica,la sincerità e la coerenza,che a prima vista possono sembrare ingenuità,finiscono alla lunga con l’essere un buon affare.  P.Calamandrei

-Un uomo che fa quello che è suo dovere fare,quali siano le conseguenze personali,quali siano gli ostacoli,i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana.                                         Giovanni Falcone

-La disciplina deve cominciare dall’alto se si vuole che sia rispettata in basso.

Quanto valiamo?!?

Paesaggi meravigliosi,monumenti meravigliosi sono le caratteristiche di un paese splendido come il nostro. I problemi non sono questi,sono ben altri. Politici corrotti,vicini alla mafia, che preferiscono assecondarla anziché distruggerla;sono persone che non sentono un’appartenenza,che non si sentono Italiani,che non sanno il loro Inno Nazionale. Ma invece di pensare ognuno a se stesso,agiamo insieme,cerchiamo di sconfiggerli questi problemi,di fai rinascere uno stato forte,dove la gente si aiuta non si inganna a vicenda. Non voglio più sentire i miei coetanei che dicono di voler fuggire dall’Italia perché qui non si può avere un futuro. Non è giusto,non è giusto ne per noi ne per tutti coloro che hanno cercato di salvarlo il nostro Bel Paese. Recentemente ho inviato una lettera al presidente della camera dei deputati,avevo visto una sua intervista su Rai Uno e mi era piaciuto come aveva risposto alla domanda di un ragazzo quando gli ha chiesto cosa bisognerebbe fare per cercare il proprio futuro in Italia. Non mi ha risposto. Sono rimasta delusa,ma non mollo,avrei certo voluto una sua risposta per sapere cosa pensasse delle cose che avevo scritto,ma non mi importa,evidentemente avrò detto troppo la verità. Ciò che voglio far capire a coloro che magari leggeranno il mio commento è che dobbiamo farci forza perché noi giovani siamo il futuro del nostro paese,cerchiamo di non sentirci uniti solo durante le partite della Nazionale,ma anche in periodi come questi,quando,cioè,stiamo indietreggiando invece di progredire. Per quanto riguarda il sistema scolastico siamo 36 e avevamo il migliore,per il modo civile di vivere non ho parole. Vivo a Roma e non c’è una via in cui non ci siano macchine parcheggiate in seconda fila(frutto dell’egoismo delle persone,che non pensano al bene comune,ma al proprio,ovvero a parcheggiare la loro macchina e non che ci possono essere altre 1000 persone che non sanno dove parcheggiare ma che comunque trovano una parcheggio regolare). L’educazione,parola penso sconosciuta a parecchie persone,è un optional per molti. Se si entra in un bar si possono trovare le persone gentili alle quali se chiedi di poter andare in bagno ti rispondono gentilmente di si,ma ci sono i casi negativi,ovviamente,se entri in un bar e trovi uno di questi casi negativi allora sei praticamente buttato fuori dal bar a meno che però non consumi qualcosa,allora in quel caso dopo che hai pagato il bagno lo puoi utilizzare. Io penso che sia una vergogna. Non voglio nemmeno immaginare cosa pensino i turisti che entrano chiedendo gentilmente di usarlo dopo un’intera giornata di cammino. Ma di gente ce n’è pure di onesta,naturalmente,non si nota,perché nell’insieme di tutti i disastri che succedono continuamente la gente tranquilla,razionale,non si nota. Persone che hanno degli ideali che magari già lavorano,rispettando le leggi,o che magari studiano. Se studiano allora hanno delle ambizioni,una delle più diffuse è scappare all’estero. Comunque anche se in questo momento i problemi sono moltissimi continuo ad avere fiducia perché so,sono più che certa,che presto riusciremo a riprenderci,tutti insieme.

Il meno peggio

Dal blog di Beppe Grillo:

Il meno peggio è figlio del peggio. E’ una sua creatura. Senza il peggio non potrebbe esistere il meno peggio. Il peggio è il punto di riferimento dell’italiano, gli serve da orientamento. L’italiano cerca sempre di migliorare rispetto al peggio, il meno peggio è un salto di qualità. L’italiano sceglie il dentista meno peggio, legge il giornale meno peggio, ascolta la trasmissione televisiva meno peggio, lavora per la società meno peggio, vota per il partito meno peggio, si fa operare nell’ospedale meno peggio, mangia nel ristorante meno peggio, guida per la strada meno peggio, telefona con la compagnia meno peggio, respira l’aria meno peggio, abita nell’appartamento meno peggio, usa il notaio meno peggio, si fa seppellire dalle pompe funebri meno peggio nella tomba meno peggio.
Il peggio è il miglior alibi dei meno peggio. Piuttosto del peggio è sempre meglio il meno peggio. Meglio dell’Alitalia, di Testa d’Asfalto, della Telecom Italia, della RAI può fare chiunque. Senza il peggio chi avrebbe votato D’Alema, viaggiato Air One, ascoltato Rete 4 o telefonato con Wind? Però… c’è un però: perché si deve scegliere tra il peggio e il meno peggio? Perché questo ricatto? Io non voglio una vita meno peggio. La pretendo normale, anzi la voglio bella, ottima, eccellente. Forse non ci riuscirò, ma devo, ho l’obbligo, di provarci.
Il meno peggio ci ha portato l’indulto, l’inciucio, i condannati in Parlamento, gli inceneritori, la Campania-Chernobyl , Mastella ministro della Giustizia, un debito pubblico di 1630 miliardi di euro, la crescita economica più bassa d’Europa, il precariato, l’informazione imbavagliata, una legge elettorale incostituzionale, la Forleo e De Magistris trattati come dei criminali. Tutto figlio del meno peggio. Il peggio e il meno peggio sono come due fratelli siamesi. Inseparabili dalla nascita. Se uno muore, l’altro lo segue subito.
Il miglior elettore dello psiconano è stata la sinistra di D’AlemaViolanteFassinoLaTorre e di Topo Gigio che, novello leader, lo invita pubblicamente a definire insieme la nuova legge elettorale escludendo gli alleati di Governo. Il miglior elettore dei diessini-diossini, ora pidini, è Testa d’Asfalto. Senza di lui come potrebbero giustificare la loro esistenza? E’ da 15 anni che il peggio è il loro cavallo di battaglia. 15 anni di continuo sprofondare dell’Italia, di decisioni mai prese contro il peggio. Ma cosa potevamo aspettarci di diverso? Peggio o meno peggio, sempre peggio è.

 

 

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SU LA TESTA ,CAMBIAMO QUESTO PAESE! Su la testa,cambiamo il nostre Paese, cerchiamo di renderlo migliore,non è sicuro che ci riusciremo,ma almeno potremo dire di averci provato,di aver tentato con tutte le nostre forze. Anche perché “Vivere senza tentare significa rimanere con il dubbio che ce l’avresti fatta”. Ce lo stanno dicendo tutti,in tutte le lingue che l’Italia invece di progredire sta regredendo e certo noi non le siamo molto d’aiuto. Con questo “noi” non intendo noi come singoli ma noi come popolo,come popolo Italiano. Siamo tutti bravissimi a criticare i politici a dire che non fanno niente di buono,ma noi invece cosa facciamo? Loro non ci aiutano ma noi potremmo benissimo iniziare cercando di dare a loro il buon esempio(anche se dovrebbero essere loro,ma qualcuno deve pur sempre iniziare). Io ho solo 15 anni e per quanto sia importante per me L’Italia non so un gran che di politica, ma sinceramente credo che anche i veri politici sappiano poco. Quanta gente di voi è orgogliosa di essere italiana,quanta gente lo urlerebbe al cielo,quanti di voi sarebbero disposti oggi a morire per questa nostra Patria? Nessuno. Ve lo dico perché fino a poco tempo fa queste era la risposta che davo a chi me lo domandava. Sbagliavo. Ora l’ho capito,sono contenta perchè sono ancora in tempo per far capire ai miei coetanei come a tanta altra gente che se ALZIAMO LA TESTA ,NOI LO POSSIAMO CAMBIARE IL NOSTRO PAESE! Aprite gli occhi,guardatevi intorno. Cosa vedete? Niente a meno che non state guardando attentamente,allora si che vedete qualcosa. Ve lo dico io cosa vedete, un Paese vecchio con gente che se ne frega di fare la differenza,con gente che vive solo per se stessa e che degli altri “se ne sbatte”. Siete contenti di vedere queste cose o vi fanno rabbrividire? A me fanno schifo. Io sono stufa di sentirmi dire che questo Paese è brutto che tutti se ne vogliono andare,o meglio vogliono SCAPPARE,perché hanno PAURA di restare nella loro PATRIA. Io mi vergogno di sentire queste cose,ma so che chi lo pensa è perché ha visto,ha vissuto cose di cui è stufo. C’è gente poverissima,che non riesce ad arrivare a fine mese e che però si ammazza di lavoro per fare la spesa,pagare le tasse. C’è gente come i nostri cari politici che nessuno vuole far scendere dal piedistallo che ricevono i miliardi e che comprano le case a prezzi stracciati,non pagano le tasse,non pagano i biglietti sui treni e gli aerei…ma quello che mi chiedo io è: ma che ci fanno con questi soldi? Se i loro stipendi fossero un po’ più bassi e quelli della gente che lavora sul serio fossero un po’ più alti già sarebbe un gran passo avanti. Le cose le possiamo cambiare ma sinceramente,quanti di noi lo vogliono sul serio? Quanti di noi sono disposti a sacrificare il loro futuro perfetto o meno che sia all’estero per restare qui a lavorare per contribuire alla rinascita di un Paese che ha lottato tante tante volte? Forse state pensando che sono troppo positiva,che le cose non cambieranno mai perché chi è onesto non va avanti qui,invece no,non lo sono per niente. Spesso mi capita di riflettere e mi chiedo perché ci tengo così tanto,che mi importa tanto una persona non la farà mai la differenza…ma subito mi pento anche solo di aver pensato una cosa simile. Mi pento perché c’è Gente che è morta per NOI,è morta per dare un futuro migliore a noi: Paolo Borsellino,Giovanni Falcone,Giovanni Impastato,Aldo Moro, ve li ricordate? Dovremmo ricordarli,ringraziarli e invece tra un po’ nemmeno sapremo più chi sono,cosa hanno fatto. E allora ve lo ricordo io: SONO COLORO CHE HANNO LOTTATO PER I LORO IDEALI,HANNO LOTTATO PER QUELLO IN CUI CREDEVANO,SONO MORTI PER UN’IDEA. Erano a smuovere masse e masse di gente ma dopo la loro morte, chi per paura chi per puro egoismo abbiamo tutti lasciato ricadere le loro accuse nel vuoto. In conclusione: se vogliamo veramente che le cose cambino dobbiamo contribuire noi stessi a cambiarle,non dobbiamo sperare inutilmente che qualche potente riceva una botta in testa e che non pensi più a se stesso ma al bene dell’Italia,perché questo lo so non accadrà MAI. E quindi riflettiamo sulla frase di un grande Patriota: “Abbiamo fatto l’Italia,si tratta adesso di fare gli Italiani.” Massimo d’Azeglio.

Benvenuti!!

Ciao a tutti! mi chiamo Silvia e ho 15 anni,ho deciso di creare questo blog per informare e rendere consapevoli dell’inarrestabile declino che ci aspetta se non incominciamo,noi cittadini giovani e meno,a prendere parte alla vita della società. Penso che noi siamo il futuro del paese e che,quindi,dobbiamo renderci utili,attivi nel nostro piccolo per ricreare una nuova società più civile e rispettabile.

“Abbiamo fatto l’Italia,si tratta ora di fare gli Italiani.” (M.D’Azeglio) 

Spero che il blog vi piaccia e che contribuiate tutti a renderlo migliore,così potremmo avere un luogo tranquillo in cui esprimere ognuno le proprie idee. Per favore però evitate commenti sgradevoli e inutili.

.Silvia.